Milano ha subito durante la II° guerra mondiale, da parte prima degli inglesi e poi anche degli americani, quando giunsero a liberare l’Italia, complessivamente 60 attacchi aerei che causarono tra i 1200 e i 2000 morti. La città perse circa un terzo delle proprie costruzioni, distrutte direttamente dalle incursioni, dagli incendi da queste causati o a causa delle demolizioni resesi necessarie o giudicate più economiche dei restauri.
I senzatetto trovarono riparo nelle case-minime allestite dal Comune, o nelle baraccopoli come quella in fondo a viale Argonne.
Con le macerie accumulate furono create la montagnetta di san Siro e quella del parco Lambro, dove i camion terminarono di depositare macerie agli inizi degli anni ’60. Ed è presumibile che tra le macerie dei bombardamenti vi siano stati anche resti di persone che non erano riuscite a mettersi in salvo e delle quali non vennero mai recuperati i corpi.
A fronte di tutto ciò la commissione Sport e benessere del CdZ3, ha inteso in modo estensivo i suoi compiti per cui si è occupata del benessere dei defunti. Al parco Lambro, ai piedi della montagnetta, il 20 ottobre 2006 il CdZ aveva inaugurato un cippo e una targa per ricordare l’origine della montagnetta e le vittime dei bombardamenti subiti da Milano (la data indicata è stata scritta a cura della allora commissione proponente).
Nel luglio di quest’anno cippo e targa sono stati ripristinati (avevano subito lo scempio del tempo e dei vandali).
La commissione alla fine di settembre ha proposto, con la seguente motivazione, di posare una corona in memoria dei martiri civili della seconda guerra mondiale 
(Inutile dire che i bombardamenti sono iniziati 5 giorni dopo l’entrata in guerra dell’Italia e sono cessati nel 1945).
In data 10 ottobre il CdZ3 dovendo decidere se i defunti erano o caduti civili, come indicato nella targa, o martiri di quei bombardamenti e di quella guerra ha optato che erano martiri e ha deliberato
Ma se le parole hanno un senso è semplice comprendere quello che disse la madre di una bambina ebrea incarcerata a san Vittore, durante la guerra. Lei quando sentiva l’approssimarsi degli aerei inglesi pregava perché il carcere fosse bombardato così che le fosse tolta la vita e con essa evitata la sofferenza delle torture: voleva essere una vittima.
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