15 dicembre LA VILLA MOROSINI E TANTE STORIE

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Villa Morosini rivolta verso il Parco

La villa si trova in via Pusiano 32. Nel secolo scorso fu comperata dal Comune perché avrebbe dovuto divenire il centro amministrativo del nuovo Parco Lambro progettato da Enrico Casiraghi. Ma il regime fascista decise di insediarvi la scuola di agraria femminile…

 

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Interno

In epoca fascista il Comune di Milano al fine di realizzare il nuovo Parco Lambro (1936) comperò dall’Ospedale Maggiore di Milano alcune delle cascine che ancora si trovano all’interno del Parco: cascina San Gregorio Vecchio e Molino San Gregorio, Mulino Torretta di Destra e di Sinistra. Ma non solo comperò anche una villa: villa Morosini.
L’ultimo proprietario privato della villa era stato Giuseppe Biumi. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1838, la villa divenne, per donazione o eredità immobiliare, proprietà dell’Ospedale Maggiore di Milano. Il podere e i terreni lungo il Lambro furono dati a fittavoli che insieme ai braccianti abitarono la villa. Ma tra gli affittuari c’erano anche alcune botteghe, un’osteria e tutti apportarono modifiche e rifacimenti secondo le loro necessità. Inoltre vari incendi ne aumentarono il degrado.
Nel 1933-34, la villa venne acquistata dal Comune di Milano nella previsione di farne la sede della direzione amministrativa del nuovo Parco Lambro. Ma da subito fu utilizzata come sede della Scuola Agraria Femminile che altro non era se non una riproposizione, secondo l’ideologia fascista, della scuola fondata nel 1902 da Aurelia Josz*, con sede nell’orfanatrofio delle Stelline, in corso Magenta, a Milano.
Il regime ritenne che villa Morosini fosse la sede idonea per la scuola, collegata com’era alla realtà agricola circostante, capace di formare nuove generazioni di lavoratrici agricole.
Sotto la direzione di Maria Nicolini la scuola, che era dotata anche di un convitto per le allieve, iniziò e continuò la sua attività sino al 1945 allorquando i partigiani la occuparono e la chiusero. (Riaprirà nel 1956, ancora sotto la direzione di Maria Nicolini, nel parco di Monza, alla cascina Frutteto.)
Villa Morosini in seguito venne occupata da famiglie di sfollati che vi rimasero sino alla fine del gennaio 1950 quando si concluse la trattativa tra la Chiesa e il comune di Milano nella quale fu stabilito che il Comune cedeva prima in affitto e poi vendeva la villa con l’annessa chiesetta della B. V. Assunta, ormai chiusa al culto, e il terreno adiacente.
Per vocazione il cardinale Schuster ritenne che l’opera di apostolato più idonea, in quel lembo di periferia uscito dalla guerra, potesse essere svolta dalla congregazione dei Poveri Servi della Divina Provvidenza di Don Calabria e, perfezionato il contratto di affitto con il Comune, i primi religiosi arrivarono a Cimiano.
Sia nella trattativa con il Comune sia dopo la stipula del contratto se l’idea in generale era quella di creare un luogo di preghiera, lavoro e accoglienza nel concreto l’Opera don Calabria non aveva ancora deciso cosa avrebbe fatto: don Luigi Maria Verzè propose di farne un ospedale, don Calabria una casa di riposo. Infine Don Calabria decise che le attività svolte nel nuovo centro di Cimiano dovessero configurarsi come un luogo di accoglienza e formazione per i giovani.
Il 12 ottobre 1950 Don Calabria inviò a Cimiano un suo sacerdote per dirigere la nascente Casa Buoni Fanciulli: Don Verzé, vi rimarrà sino al 1957. Sotto la sua direzione sono state avviate le scuole elementari, medie e i corsi professionali; lui ha commissionato all’arch. De Carli il progetto della cittadella di Dio: le tre palazzine dei laboratori e l’edificio scolastico dell’Opera Don Calabria (inaugurati nel 1956), quello delle suore Orsoline (inaugurato l’anno successivo), la chiesa di San Gerolamo Emiliani che sarà inaugurata nel 1965.
A un anno dalla morte di don Calabria, avvenuta il 4 dicembre 1954, nel cortile della cittadella di Dio fu posta la statua della Madonna, di Lucio Fontana, donata dall’architetto Carlo De Carli.
Nel 1957 Don Verzé* venne allontanato; il cardinale Montini andò a Roma e divenne papa Paolo VI. La Madonna prese il volo e oggi si trova in Vaticano.

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*Aurelia JoszwAurelia Josz (Firenze 1869 -, Auschwitz, 1 luglio 1944) Aurelia Josz figlia dell’ungherese Lodovico Josz e di Emilia Finzi.
L’8 dicembre 1902 fondò la prima Scuola pratica di agricoltura femminile, per una trentina di orfane tra i 13 e i 15 anni,, ospitate nel palazzo delle Stelline di corso Magenta, a Milano.
La scuola verrà trasferita, in una sede autonoma, a Niguarda, nel 1905. La Josz ne fu organizzatrice e direttrice, a titolo gratuito, fino al 1931, in parte sostenuta finanziariamente dalla Società Umanitaria.  Aurelia Josz era  convinta della necessità di una visione moderna dell’agricoltura e chiamò a insegnare nella scuola i più importanti agronomi italiani e istituì anche corsi di bachicoltura e apicoltura; nel 1921 dette vita al primo Corso magistrale agrario per maestre rurali.
Il valore di un ritorno alla terra e del lavoro agricolo era un tema d’attualità nella cultura dell’epoca, ma anche un tema dell’ebraismo sionista. Aurelia, di origine ebraica, aderì al Gruppo sionistico milanese di Bettino Levi e cercò di conciliare le sue idee anche con il tema della pace.
Quando il regime fascista impose l’obbligo ai professori di fare il giuramento di fedeltà al regime preferì lasciare l’insegnamento di storia e geografia alla Scuola statale e l’attività alla scuola di Niguarda. Andò ad Alassio dalla sorella Valeria;  scrisse  La donna e lo spirito rurale: storia di un’idea e di un’opera (1932) dove condensò le idee che l’avevano guidata per gran parte della vita e due saggi di critica letteraria
Dopo le leggi razziali del 1938 non espatriò. Ma il 15 aprile 1944 venne arrestata ad Alassio (IM); condotta nelle carceri di Marassi (GE) e da lì deportata prima al campo di concentramento di Fossoli, poi al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, dove giunse in un vagone piombato il 30 giugno 1944. Venne uccisa, durante le selezioni iniziali, il giorno dopo il suo arrivo.

* Luigi Verzé, nato a Illasi (Verona) il 14 marzo 1920, a 19 anni entra nella congregazione dei Poveri Servi della Divina Provvidenza per diventare prete. Ma sente nascere prepotente anche un’altra vocazione, quella del medico. Don Calabria lo incoraggia a studiare teologia e a frequentare l’Università Cattolica a Milano. Il 27 marzo 1948 è ordinato sacerdote. Il 12 ottobre 1950 don Calabria lo invia a Cimiano.
Ma don Verzè coltiva anche l’idea di realizzare un ospedale di nuova concezione, che non sia più un lazzaretto, ma un ospedale dove al malato sia restituita la dignità di uomo.
Nella congregazione si preoccupano l’idee utopica di quel religioso. Il 20 dicembre 1957 viene richiamato a Verona, dove gli viene consegnata la lettera d’obbedienza per la località di San Giacomo, ovvero viene destituito dalla conduzione del Centro di Cimiano e allontanato da Milano. Don Verzé disobbedisce: resta a Milano, ospite della sorella Giuliana e…

 

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