
Ettore Molinari
La home page dell’Istituto Tecnico Industriale Statale Ettore Molinari, di via Crescenzago 110, riporta, oltre al ritratto di Ettore Molinari, una sua frase pronunciata nel 1917 “Quando tutti i popoli che pagano con il loro sangue le follie criminose delle classi dominanti, non si lasceranno più ingannare dalle attraenti vernici idealiste con cui si mascherano i veri e reconditi scopi di ogni guerra, solo allora la Chimica cesserà di essere strumento di barbarie e tutta la sua meravigliosa attività sarà indirizzata ad accrescere il benessere materiale ed intellettuale di tutto il mondo, senza distinzione di nazionalità e di razza”.
Molinari era stato fino all’ultimo un fervente anarchico, oppositore del regime fascista: invece l’ambiente accademico e quello industriale, almeno per quanto riguarda la chimica, si erano dimostrati precocemente favorevoli al nuovo regime. Ciò non di meno una delle ultime promozioni ricevute da Molinari, quella a docente ordinario di Chimica Tecnologica presso il Politecnico nel 1925, avviene ad opera di quella stessa commissione e nella stessa seduta che vede promosso ad ordinario anche il prof. Livio Cambi, schierato a favore del regime e in seguito Commissario Governativo nella gestione del Regio Istituto Tecnico Industriale per Chimici Industriali dalla fondazione (9 ottobre 1940) al novembre del 1945, rimasto poi nel consiglio di amministrazione fino al 1956.
Insomma, il mondo dei chimici sembra essere stato retto da regole proprie, basate sulle relazioni personali e sul prestigio scientifico guadagnato sul campo: questo spiega il rispetto per la figura di Molinari. È in nome delle sue benemerenze scientifiche che i colleghi pensano di dedicargli dopo la Liberazione, il 16 giugno 1945, l’intitolazione dell’istituto che nel 1941, a un anno della sua inaugurazione, era stato intitolato a Cesare Balbo, governatore della Libia, morto poco tempo prima mentre in aereo andava in Libia abbattuto “fuoco amico”: la contraerea italiana.
L’impegno di Molinari verso una società più giusta, il rifiuto della violenza (sia quella rivoluzionaria, sia quella degli stati), la convinzione che i progressi scientifici debbano avere ricadute non solo produttive, ma anche sul piano del miglioramento delle condizioni di vita dei singoli e delle società è un insegnamento.
E le celebrazioni del 75° Anniversario dalla fondazione dell’Istituto sono una occasione di conoscenza per tutti.

I relatori◾Luigi Cerruti, laureato in chimica nel 1964, ha condotto ricerche in diversi campi della chimica fisica e della chimica quantistica. Dal 1980 si occupa di storia e epistemologia delle scienze sperimentali. Ha insegnato all’Università di Torino dal 1967 al 2011.
Nel 1985 ha organizzato il primo Convegno di Storia della Chimica, e nel 1986 ha partecipato alla fondazione del Gruppo Nazionale di Fondamenti e Storia della chimica, di cui è stato Presidente.
Nell’anno accademico 1986-1987 ha lavorato come honorary fellowdel Science Museum di Londra; nel periodo 1993-1997 ha collaborato al progetto della European Science Foundation sulla storia della chimica in Europa. È membro del Comitato Editoriale di HYLE-International Journal for Philosophy of Chemistry dalla fondazione della rivista. Già Presidente della Divisione di Didattica della Società Chimica Italiana, è autore di oltre centocinquanta articoli e comunicazioni a Congressi, di numerose monografie, e ha pubblicato nel 2003, con il titolo Bella e potente, la prima e tuttora unica storia della chimica nel Novecento apparsa nella letteratura internazionale. Attualmente è impegnato in studi storici e epistemologici per aggiornare fino ai giorni nostri la seconda edizione di Bella e potente.
◾Ferruccio Trifirò, laureato in Ingegneria chimica al Politecnico di Milano nel 1963 con una tesi sulla polimerizzazione di alfa olefine con catalizzatori Ziegler – Natta.
E’ stato assistente di chimica industriale presso il Politecnico di Milano sino al 1975 e nel 1977 è stato chiamato a Bologna presso la Facoltà di Chimica industriale come professore straordinario di chimica industriale.
La sua attività di ricerca principale é stata sempre nel campo della catalisi eterogenea applicata alla sintesi dei grandi intermedi, poi di chimica fine e, infine, ai problemi di depurazione ambientale.
E’ stato consulente delle Nazioni Unite per l’applicazione di processi catalitici nei paesi in via di sviluppo. Ha ricevuto la laurea honoris causa in tecnologia chimica dall’Università di Bratislava, la medaglia Pino e la medaglia Marotta dalla Divisione di Chimica industriale della Società Chimica Italiana, la medaglia Fauser dal gruppo inter-divisionale di catalisi. e la medaglia Paternò dalla Società Chimica Italiana.
Ha ricevuto, a Berlino, il premio per “Scientific achievement in oxidation catalysis”.
E’ stato direttore de La Chimica e l’Industria dal 1996 al 2013 e dal 2014 è vicedirettore, ma sempre responsabile della redazione della rivista.
Attualmente è professore emerito dell’Alma Mater, dove per anni è stato preside della Facoltà di Chimica Industriale.
E’ l’unico italiano tra i 24 membri dell’Opac (Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche) è nel comitato scientifico . Tra i compiti dell’Opac c’è anche quello di “controllare gli avanzamenti della scienza rispetto alla realizzazione di nuove armi chimiche”. Nel 2013 l’Opac ha ricevuto il premio Nobel per la pace. L’Accademia di Oslo ha motivato la scelta: per “l’impegno a favore dell’eliminazione delle armi e degli arsenali chimici nei vari scenari di guerra in tutto il mondo”
◾Franco Bertolucci, laureato in storia contemporanea all’Università di Pisa. Attualmente è direttore della biblioteca F. Serantini. È stato tra i promotori della Rivista storica dell’anarchismo (1994-2004) e ha partecipato al lavoro di ricerca e di organizzazione del Dizionario biografico degli anarchici italiani (2003-2004).
Tra i suoi ultimi lavori: Pier Carlo Masini. Impegno civile e ricerca storica tra anarchismo, socialismo e democrazia (in collaborazione con G. Mangini) (2008); Nostra patria è il mondo intero. Pietro Gori nel movimento operaio e libertario italiano e internazionale (in collaborazione con M. Antonioli e R. Giulianelli) (2012). Collabora al Portale storico Toscana Novecento, promosso dalla rete degli Istituti storici della Resistenza della Toscana ed è animatore della casa editrice BFS.
La biblioteca Franco Serantini è un centro di documentazione sulla storia politica e sociale del XIX° e XX° secolo; nata nel 1979 in ricordo di Franco Serantini, un giovane anarchico di origine sarda, morto a Pisa nel 1972 nel carcere del Don Bosco, dopo essere stato percosso e fermato dalla polizia mentre partecipava a una manifestazione antifascista; la Biblioteca fa parte della rete nazionale degli Istituti storici della Resistenza e della Rete regionale delle biblioteche. Il suo scopo principale è quello di conservare e valorizzare: la memoria del movimento anarchico, operaio e sindacalista dalla nascita ai giorni nostri; le “eresie politiche” della sinistra; le organizzazioni di base, i gruppi antimilitaristi, femministi e i movimenti studenteschi sorti in Italia dalla fine degli anni ’60 in poi.
LA STORIA DEL MOLINARI DALLA FONDAZIONE AGLI ANNI ’70

Discorso inaugurale, tenuto dal preside A. Coppadoro nella Sala delle Conferenze di Chimica della Società d’Incoraggiamento Arti e Mestieri, in via S. Marta, il 16 10 1940.
L’anno scolastico 1940-1941 iniziò il 16 ottobre: lo stesso giorno cominciò l’attività del Regio Istituto Tecnico Industriale per Chimici Industriali, sito in Milano, via S. Marta 18. Era il XVIII° anno E.F.: l’allora ministro della Educazione Nazionale, Bottai, aveva comunicato, in data 12 agosto 1940, al Regio Provveditore agli Studi di Milano, avv. prof. C. Balestri, l’istituzione del nuovo corso; il Provveditore, a sua volta, ne aveva data comunicazione, il 9 ottobre 1940 al preside incaricato prof. Angelo Coppadoro, conosciuto nell’ambiente per i suoi studi sul cloro e sui gas bellici (durante la prima guerra mondiale aveva fondato, per conto dell’esercito, la “Scuola dei gas”, per l’istruzione di ufficiali e sottufficiali).
Le lezioni ebbero inizio il giorno successivo all’inaugurazione, 17 ottobre 1940, con i primi 20 iscritti:
Bianchi Luciano, Binda Umberto, Casati Giovanni, Cigolini Epifanio, Colombo Vittorino, Di Nardo Alfredo, Fabiani Giuseppe, Gandolfi Claudio, Giussani Ambrogio, Guerrieri Franco, Marchetti Amedeo, Pasquini Bruno, Rossini Giulio, Sesti Gianantonio.
A decorrere dal 16 ottobre 1941 l’Istituto fu intitolato ad Italo Balbo. governatore della Libia e morto poco tempo prima: mentre in aereo andava in Libia fu abbattuto dalla contraerea italiana.
Nel febbraio del 1943 la sede di via S. Marta, rimase danneggiata dai bombardamenti; le lezioni furono provvisoriamente riprese in un edificio in via S. Vito 3.
Nell’agosto del 1943, una serie di bombardamenti rese la sede di via S. Marta del tutto inutilizzabile. Le lezioni, ad ottobre, ripresero in alcuni locali dell’Istituto Tecnico Commerciale Moreschi, in viale S. Michele del Carso.
A Liberazione avvenuta, in data 16 giugno 1945, il Consiglio dei Professori viene convocato e nell’occasione Coppadoro solleva il problema dell’intitolazione dell’Istituto a Italo Balbo e propose il nome di Ettore Molinari, chimico di fama, anarchico e pacifista che venne subito approvata.
Ancora per sette anni il Molinari dovette convivere con le ristrettezze lasciate dalla guerra:
• nell’anno scolastico 1946-47 le classi furono divise in aule recuperate in tre edifici diversi: quello già utilizzato dell’Istituto Moreschi, in viale S. Michele del Carso, quello del Ronzoni, in via G. Colombo, e quello del Pacinotti in Via G. Romano.
• nell’anno scolastico 1949-50 (quando al preside Coppadoro subentrò Ugo Giuffrè, che mantenne l’incarico fino al 1964), costretto a lasciare le aule del Moreschi, oltre ad aule e laboratori degli altri due istituti citati in precedenza il Molinari poteva usufruire di cinque aule e due locali per gli uffici di presidenza e segreteria presso l’istituto Cattaneo di piazza Vetra, insieme all’uso promiscuo del suo laboratorio di chimica.
• solo a partire dall’anno scolastico 1953-54, grazie alla sopraelevazione dell’edificio di piazza Vetra (quello del Cattaneo), il Molinari fu riunito in una sede unica, con le aule ed i laboratori al quarto piano, le officine del biennio nei seminterrati ed alcune aule didattiche al secondo. Nell’opuscolo che il preside Giuffrè pubblicò in questa occasione chiaramente si indicava come il problema di una sede consona fosse solo parzialmente risolto: finalmente l’istituto si trovava sotto un unico tetto, ma gli spazi erano giudicati ancora insufficienti. Era già evidentemente in via di definizione il progetto di costruzione dell’attuale sede, visto che Giuffrè scrive di piazza Vetra come di una sede Pacinotti in Via G. Romano.
tuttavia, a partire da questa data furono rinnovate le attrezzature di officine e laboratori, e nel clima di ripresa che cominciava a delinearsi nel paese le sue parole manifestano un orgoglioso ottimismo per il futuro.
• fu precisamente allora che, in data 8 marzo 1954, il Consiglio dei Professori dovette occuparsi in termini disciplinari di quello che deve considerarsi il primo sciopero studentesco di cui si abbia testimonianza nei documenti della scuola. Purtroppo, non è dato di sapere quali motivazioni avessero spinto gli alunni a questa presa di posizione: pare che la causa sia stata la questione del ritorno di Trieste all’Italia. Di certo la scuola italiana non era abituata all’attività politica degli studenti; il Consiglio dei Professori accettò le punizioni proposte dal preside Giuffrè che andavano, a seconda dei casi, da 3 a 6 punti in meno sul voto di condotta: dato il peso di questo voto nella determinazione del futuro scolastico degli studenti dell’epoca, una punizione severissima.
Giuffrè comunque dimostrò, durante la sua presidenza, una notevole lungimiranza: per sua iniziativa, già nel biennio gli studenti del Molinari iniziarono lo studio della Fisica, prima ancora che questa esigenza venisse recepita nei programmi ministeriali. La selezione degli studenti era severissima, e del resto per le materie tecniche allora si usavano nel triennio quasi esclusivamente testi universitari; comunque, sia il crescente afflusso delle iscrizioni, sia la certezza di sbocchi qualificati nel mondo del lavoro, con ampia possibilità di scelta, equilibravano questa severità e le conferivano senso. Negli anni in cui l’istituto rimase in piazza Vetra gli iscritti lievitarono dai 528 del ‘53 ai 1644 del ’64: il rapporto tra studenti e attrezzature disponibili nei laboratri peggiorò19, e per mantenere alto il livello di preparazione del personale destinato all’ingresso in azienda Giuffrè diede vita all’Istituto Tecnico Superiore di Tecnologie Industriali, un vero e proprio corso post-diploma in anticipo di almeno trent’anni rispetto alle iniziative del Ministero, che infatti all’epoca lasciò decadere l’esperimento. L’istituzione della scuola media unica, attraverso la legge 1859 del 31 dicembre 1962, comportò una successiva ulteriore esplosione delle iscrizioni: al Molinari si passò dai 1644 iscritti del ’64 ai 2951 del ’71, anno del picco più elevato.
La scuola non restò esente dagli avvenimenti che caratterizzavano la vita del paese.
Sotto la presidenza Ricca, succeduto a Giuffrè nel 1964 e rimasto in carica fino al 1971, si realizzò nel 1965 il trasferimento nella nuova sede di via Crescenzago; ma essa si dimostrava ancora insufficiente, e rimase abbinata all’altra sede in via Corti ove erano concentrati gli studenti del solo biennio.
A Ricca succedette, per un solo anno, il preside Peretto; dal 1972 al 1973, resse la scuola il preside De Maio, poi sospeso per le contestazioni di studenti, professori e Consiglio di Istituto; infine, per due anni, la presidenza fu affidata alla prof. Lunelli.
Già la breve durata di queste presidenze esprime la durissime difficoltà in cui doveva dibattere l’istituto.
Così le iscrizioni calarono dai 2951 alunni del 1971 ai 1428 del 1981; ma la seconda metà degli anni ’70, durante la presidenza dell’ing. Leopoldo Frascolli, sotto l’apparenza di una gestione impegnata solo nell’ordinaria quotidianità vede attivi molti docenti su diversi fronti: ad esempio, fin dalla metà di quegli anni ci si interroga sulla diffusione della droga, che allora significava prevalentemente eroina, e sulle possibili attività di contrasto (non si dimentichi che in quegli anni il confinante Parco Lambro era uno dei principali centri cittadini dello spaccio); mentre viene costituita una commissione, prevalentemente composta da docenti di chimica, che si occupi di spiegare ai ragazzi le caratteristiche e le conseguenze dell’uso di stupefacenti. La lotta ed il contrasto alla diffusione della droga vide impegnati anche i movimenti giovanili presenti in istituto, con modalità diverse a seconda delle differenti sensibilità: vanno citati anche episodi di confronto “fisico”, per impedire l’infiltrazione degli spacciatori all’interno dell’edificio.
La seconda metà degli anni Settanta fu anche teatro di un grande lavoro di rimessa in discussione delle metodologie didattiche, dei programmi e del ruolo della scuola nella società in trasformazione: oltre alla sperimentazione dei corsi di recupero furono avviati i “corsi di elezione”, nel tentativo di rispondere alle esigenze dei ragazzi più interessati e moti- vati approfondendo le tematiche trattate a lezione. In entrambi i casi si operò attraverso il superamento del gruppo classe, cercando di coinvolgere i ragazzi sulla base degli interessi e dei livelli di apprendimento dei singoli. Questo lavoro “sul campo”, apparentemente poco visibile, costituì la base su cui si innestarono le trasformazioni del successivo decennio, con la ripresa della qualità e del prestigio dell’istituto.
(Testo liberamente tratto dal II capitolo “La storia del Molinari dalla fondazione agli anni ‘70” della pubblicazione Istituto Molinari dalla fondazione a …)