1919 – 1939 IL VILLAGGIO GIARDINO GRAN SASSO

Alla fine della prima guerra mondiale vi era la necessità di costruire nel minore tempo possibile il maggiore numero di abitazioni. Ma l’istituto case popolari non era nella condizione di sostenere l’edificazione di case a prezzi accessibili per le classi popolari vuoi perché aveva pochi soldi vuoi perché i materiali per costruire scarseggiavano. L’amministrazione, allora socialista, del Comune di Milano, si fece così carico di costruire 4 villaggi giardino Baravalle, Campo dei Fiori, Gran Sasso e Tiepolo, all’interno della città, due dei quali nella ns. Zona 3, quelli denominati Gran Sasso e Tiepolo.
I primi 600 alloggi furono abitabili dopo soli 100 giorni; i 4 villaggi furono terminati in 200 giorni.
La rapidità di quella edificazione fu dovuta, anche, al metodo di costruzione: per la prima volta a Milano le case popolari vennero costruite in serie. La tipologia dei fabbricati consisteva, per la maggior parte, in due alloggi abbinati composti dal solo piano terreno o al massimo di un piano. Era perciò possibile usare un sistema di costruzione costituito da pilastri in cemento armato a sezione limitata, con muri di riempimento in mattoni forati. Ogni alloggio aveva l’anticamera, la cucina, il bagno interno e uno o più locali; inoltre aveva sempre annesso un orto. Il limite di progettazione di questi villaggi si rivelò essere quello di non avere previsto né spazi di aggregazione comune né negozi.
 Il villaggio Gran Sasso fu il primo ad essere demolito nel 1939, così come stabilito dal Piano regolatore, a causa del fatto che era stato edificato su un’area già allora molto prossima al centro della città e la tendenza, già a quell’epoca, era quella di trasferire i ceti popolari dal centro verso la periferia.

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