4 dicembre UOMINI CONTRO di Francesco Rosi

20141204Il Circolo Arci 26PER1 – Offensive Democratiche, in collaborazione con il Consiglio di Zona 3 presentano Auditorium della biblioteca via Valvassori Peroni, 56 ingresso libero UOMINI CONTRO di Francesco Rosi Interpreti: Gian Maria Volonté, Pier Paolo Capponi, Alain Cuny, Franco Graziosi, Mark Frechette Durata 101’ – (1970) ore 21.00   Trama Durante la prima guerra mondiale i soldati del generale Leone, dopo una sanguinosa battaglia, riescono a conquistare una cima conside­rata strategicamente indispensabile. Poi ricevono l’ordine di abbandonarla.­ Di nuovo sono comandati all’assalto del nemico. Alcuni soldati, stanchi di essere mandati inutilmente al massacro da un generale tanto incompetente quanto esaltato, protestano. Il generale li punisce con una “una giustizia sommaria” la deci­mazione*. *L’uso della decimazione ha le sue origini nella tradizione dell’esercito di Roma antica nel quale veniva applicata per punire reati collettivi della truppa – ammutinamento o atti di codardia . I soldati, divisi in gruppi di dieci , estraevano a sorte che tra loro sarebbe stato punito. Questi venivano poi uccisi, per lapidazione o a bastonate, dai loro stessi commilitoni, i quali venivano puniti a loro volta con la distribuzione di un rancio a base di orzo invece che di frumento, e l’obbligo di dormire all’addiaccio. INTERVENTISMO Il movimento a favore dell’entrata in guerra, si sviluppò tra il 1914-15 in opposizione alle correnti neutraliste. Coinvolse elementi di provenienza eterogenea: democratici e liberali antigiolittiani che invocavano la liberazione di Trento e Trieste come compimento del Risorgimento; nazionalisti che identificavano il nemico negli Stati dell’Intesa più che negli Imperi centrali; letterati futuristi, con alla testa Gabriele D’Annunzio; socialisti (tra cui anche esponenti del futuro Partito comunista, che vedevano nella guerra un fattore scatenante in prospettiva rivoluzionaria); ex socialisti influenzati dal sindacalismo rivoluzionario (tra questi Benito Mussolini); profughi delle terre irredente, come Cesare Battisti e altri. Anche se minoritari, gli interventisti contribuirono ad alimentare nella popolazione il sentimento di partecipazione al conflitto. L’atteggiamento di neutralità dell’Italia nella prima fase della guerra derivava da un’interpretazione letterale del carattere difensivo della Triplice Alleanza (il patto stipulato a Vienna nel 1882 tra gli imperi austro-ungarico e tedesco e il regno d’Italia). Sebbene i rapporti con Vienna non fossero buoni – sia per la questione delle terre irredente (il Trentino, la Venezia Giulia, l’Istria, la Dalmazia) sia per i contrasti nei Balcani – all’inizio del conflitto i neutralisti costituivano la grande maggioranza. La campagna interventista riuscì in breve a portare il paese in guerra con l’appoggio del re. Passo decisivo fu la firma di un accordo segreto (Patto di Londra, aprile 1915) che prevedeva l’ingresso dell’Italia in guerra al fianco dell’Intesa (l’alleanza tra Gran Bretagna, Francia e Russia) con la promessa di ottenere, cessate le ostilità, il Trentino, il Sud-Tirolo (abitato da una maggioranza tedesca), Trieste, Gorizia, l’Istria fino al Quarnaro esclusa Fiume, la Dalmazia il protettorato sull’Albania, le isole del Dodecaneso, il bacino carbonifero di Adalia e altri compensi coloniali. Vittorio Emanuele III l’8 maggio dichiara di essere pronto ad abdicare qualora la Camera non approvi l’intervento a fianco dell’Intesa, ma in effetti si è già impegnato con le tre potenze fin dal 29 aprile. Il 14 maggio si svolgono violente dimostrazioni interventiste con Gabriele D’Annunzio che incita a vivere le “radiose giornate di maggio”. Mussolini, che ha un passato di rivoluzionario e di non interventista, si schiera a sorpresa per la guerra. Il 24 maggio, dopo una serie di decreti approvati dal consiglio dei ministri, viene affidato il comando delle operazioni al generale Luigi Cadorna e l’Italia entra in guerra contro l’Austria e l’Ungheria.

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