Il Consiglio di Zona 3 in collaborazione con il Circolo Arci 26PER1 – Offensive Democratiche, presentano
Auditorium della biblioteca
via Valvassori Peroni, 56
ingresso libero
UNA LUNGA DOMENICA DI PASSIONE
di Jean-Pierre Jeunet
con Audrey Tautou, Dominique Pinon, Chantal Neuwirth, Gaspard Ulliel, Ticky Holgado
Durata 134’ – (2004)
ore 21.00
Nelle trincee francesi della prima guerra mondiale, cinque soldati vengono accusati di auto-mutilazione per sfuggire ai propri doveri militari. Condannati a morte da una corte marziale, vengono condotti fino ad un avamposto chiamato «Bingo crepuscule» e abbandonati al loro destino nella terra di nessuno tra le trincee tedesche e quelle francesi. Tra questi condannati c’è Manech, il giovane fidanzato della protagonista Mathilde, sciancata fin da piccola a causa della poliomielite e ostinata a non credere al decesso dell’innamorato. Se fosse morto, lei lo avrebbe saputo di certo, perché si sentiva ancora legata al cuore di Manech…
AUTOLESIONISMO E DECIMAZIONE
La guerra di trincea, significava immobilità o l’azzardo dell’assalto alla baionetta con l’attraversamento della terra di nessuno sotto i colpi del nemico. La minaccia, per i recalcitranti, era la fucilazione immediata e senza processo. A poco a poco, si creò un tale stato di terrore da generare pratiche autolesionistiche: i fanti si procuravano lesioni volontarie al fine di potersi fingere feriti in combattimento per essere ricoverati negli ospedali e, magari, mandati a casa. Il 26 luglio 1915 fu pronunciata la prima sentenza contro 46 imputati di autolesionismo: 27 vennero condannati a venti anni di carcere ciascuno: un alone nerastro sulla pelle mise in sospetto i medici e quasi tutti gli imputati finiti all’ospedale avevano una mano ferita da una fucilata che era stata sparata dall’interno del palmo verso l’esterno.
Fu questa la pratica più frequente insieme a quella di spararsi a un piede. Ma vi fu chi si procurò infezioni e ascessi o amputazioni.
I tribunali militari perseguirono ogni tentativo di sottrarsi alla guerra. Su 5 milionie200mila italiani chiamati alle armi le denunce per reati che andavano dal disfattismo alla mutilazione volontaria, dalla codardia alla diserzione, dal tradimento alla renitenza alla leva furono 870.000. Le condanne a morte furono 4000 di cui 750 eseguite. Ha scritto lo storico Giorgio Rochat: «L’entità dei fenomeni di protesta è misurata dalle sue imponenti conseguenze giuridiche: 100.000 processi per renitenza alla leva, più altri 370 .000 processi analoghi a carico degli emigranti; 340.000 processi a militari per reati commessi sotto le armi ; 60 .000 processi a civili per reati militari. La percentuale dei processati rispetto al totale è del 15%» .
Altri 4000 soldati furono uccisi , per iniziativa dei loro ufficiali , con l’uso della giustizia sommaria e della decimazione* .
Nella Prima guerra mondiale il provvedimento fu usato da molti u fficiali italiani e i francesi.
L ‘episodio più grave di rivolta punito con la decimazione avvenne a Redipuglia tra i soldati della brigata Catanzaro. Più volte ritirata e rimandata al fronte, sfinita nonostante i rincalzi giunti in sostituzione dei caduti, la brigata godeva di pessima fama poiché come si diceva: Sul Carso – e sopprattutto nella brigata Catanzaro – si muore. Alle 22.30 del 15 luglio 1917, ai militari stremati giunse l’ordine di tornare al fronte. La brigata, acquartierata nel paesino friulano di Santa Maria La Longa, insorse e uccise un capitano e un tenente addetti al comando. Poi si apprestò ad assalire la residenza e il campo di aviazione di Gabriele D’Annunzio, ritenuto il responsabile morale dell’intervento italiano nel conflitto. Ma gli ufficiali sopravvissuti e i carabinieri disponibili diedero l’allarme al comando supremo a Udine. Nel cuore della notte gruppi di artiglieria e squadroni di cavalleria circondarono la brigata. Verso le 3 del mattino la rivolta era soffocata. Tre ufficiali e quattro carabinieri morirono. Istituito un processo per direttissima, 28 militari condannati a morte – dodici dei quali scelti con il criterio della decimazione – furono passati per le armi e gettati in una fossa comune. Qualche ora dopo, sotto buona scorta di cavalleggeri e di artiglieri la Catanzaro fu rimandata al fronte. Lungo il tragitto molti soldati gettarono i caricatori. La marcia venne interrotta e altri 10 soldati , dopo giudizio sommario, furono condannati e fucilati.
Il fatto più atroce fu un altro. Presso un reggimento di fanteria avvenne un’insurrezione. Il colonnello ordina un’inchiesta ma i colpevoli non sono scoperti. Allora comanda che siano estratti a sorte dieci uomini e siano fucilati. Sennonché, i fatti erano avvenuti il 28 del mese e il giudizio il 30. Il 29 del mese erano arrivati i “complementi”, inviati a colmare i vuoti prodotti dalle battaglie già sostenute: 30 uomini per ciascuna compagnia.
Fu domandato al colonnello se il nome dei “complementari” doveva essere imbussolato. (Non potevano avere preso parte al tumulto del 28: e arano ivati il 29). Il colonnello risponde: “Imbussolate tutti i nomi “. Così avviene che , su dieci uomini da fucilare, due degli estratti erano “complementi”. All’ora della fucilazione uno dei due complementi sviene. L’altro , bendato , chiama a gran voce il comandante del reggimento: “signor colonnello ! signor colonnello! ” Si fa un silenzio di tomba. Il colonnello deve rispondere. Risponde : “Che c’è figliuolo? ”
“Signor colonnello io sono della classe del ’75 . Io sono padre di famiglia . Io il giorno 28 non c’ero.
In nome di Dio! ” “Figliuolo ” risponde paterno il colonnello “io non posso cercare tutti quelli che c’erano e che non c’erano. La nostra giustizia fa quello che può. Se tu sei innocente, Dio te ne terrà conto. Confida in Dio” .»
«Intendo che la disciplina regni sovrana fra le mie truppe. Perciò ho approvato che nei reparti che sciaguratamente si macchiarono di grave onta, alcuni , colpevoli o non, fossero immediatamente passati per le armi .»
(Circolare del 1° novembre 1916, diramata da Emanuele Filiberto di Savoia, comandante della III° Armata)
«Posizioni di capitale importanza e di facile difesa, sono state cedute a pochi nemici senza alcuna resistenza, L ‘E.V . prenda le più energiche ed estreme misure: faccia fucilare se occorre, immediatamente e senza alcun provvedimento, i colpevoli di così enormi scandali … »
(Luigi Cadorna, Telegramma agli alti ufficiali , 1916)
Lo stesso Cadorna nel luglio del 1917, esortava la giustizia militare a un’attenzione umanitaria maggiore ai sentimenti della truppa. E infatti, fu quello l’anno in cui , con il suo beneplacito , si ricorse più spesso alla pena capitale .
* L’uso della decimazione ha le sue origini nella tradizione dell’esercito di Roma antica nel quale veniva applicata per punire reati collettivi della truppa – ammutinamento o atti di codardia . I soldati , divisi in gruppi di dieci , estraevano a sorte tra loro i condannati . Questi venivano poi uccisi, per lapidazione o a bastonate , dai loro stessi commilitoni , i quali venivano puniti a loro volta con la distribuzione di un rancio a base di orzo invece che di frumento, e l’obbligo di dormire all’addiaccio.