23 – 24 febbraio STEREOTIPI

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Sabato notte, poco dopo la mezzanotte, un uomo di 63 anni, abitante a Sesto San Giovanni, con precedenti penali, sposato con moglie e due figli, è stato assassinato a bordo della sua 500, con due colpi di pistola, gli altri colpi sparati con una semiautomatica sono andati a vuoto. L’assassino e il movente del delitto sono ad ora ignoti.
Questa notizia è incompleta. Si suole dire che un fatto per essere descritto in modo completo deve elencare: il chi, il dove, il come, il quando, il perché.
Qui non viene detto dove il fatto è successo.

Domenica sera, un uomo dall’apparente età di 50 anni, accompagnato dalla moglie in cinta attraversava la strada sulle strisce pedonali quando è sopraggiunto un taxi, guidato da Alfredo F. , di 68 anni, che non ha dato la precedenza ai pedoni. Si è acceso un diverbio tra il pedone e il taxista. Il pedone, dapprima, sembra abbia inveito contro il taxista poi, avendo in mano una confezione da 6 bottiglie di acqua minerale, appena acquistate, ha colpito il taxista con quelle. Alfredo F. caduto a terra ha battuto la testa. Si trova ora a Niguarda nel reparto rianimazione ma a quanto hanno riferito i medici al fratello per lui non vi sono speranze di sopravvivenza. L’episodio appare inspiegabile perché Alfredo F. era persona prudente al punto che quando veniva chiamato rispondeva che gli occorrevano 4 minuti per arrivare sul posto pur sapendo che in 2 avrebbe potuto farcela. L’aggressore si è trattenuto qualche minuto sul luogo. Ha lasciato cognome e nome a dei testimoni e poi si è allontanato per assistere la moglie. E’ ricercato ma probabilmente si costituirà.
Anche in questo caso, volutamente, abbiamo omesso di indicare dove è avvenuto il fatto.

In un caso si è trattato di un assassinio volontario nell’altro di un assassinio preterintenzionale.

Se andate a scorrere i giornali che di questi fatti si sono occupati saprete che si sono svolti nella nostra Zona: uno alla periferia della stessa, l’altro a circa 6 chilometri di distanza verso il centro della città.
In entrambi i casi i giornali non hanno mancato di sottolineare i tratti distintivi della vittima. Ma nel primo caso hanno indugiato, nell’indicare la denominazione toponomastica della strada, fornendo delle coordinate approssimative (dove c’è un grande magazzino) e ricordando un delitto che alcuni anni prima nella via era stato compiuto. Potenza delle periferie malfamate! E marchio per gli abitanti che in quelle strade abitano! Se poi il delitto in questione è avvenuto oltre la tangenziale, a oltre 800 metri dalla prima casa abitata del quartiere Rubattino, poco importa.
In via Caduti di Marcinelle, nel giro di un paio d’anni, ci sono stati due assassinii.
L’altro episodio è accaduto in via Morganti, angolo piazzale Bacone.

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