L’Assessorato ha deciso di rimettere a bando la concessione del Centro sportivo Crespi, in via Valvassori Peroni, dopo che i primi due sono andati deserti. Scelta obbligata considerato che Milano Sport, attuale gestore della struttura, perde ogni anno circa 200mila euro.
Nell’indire il bando di concessione l’assessorato ha deciso di suddividere la concessione in 3 lotti.
Un primo lotto riguarda il campo da rugby; un secondo lo spazio non attrezzato, quello per intenderci più vicino alla biblioteca, il terzo quello che comprende i campi da tennis, calcetto, le tensostrutture e le palestre. Dei tre lotti quest’ultimo ha le maggiori spese di gestione e manutenzione e maggiori vincoli. Ad es. quello di permettere per 60 ore l’uso a tariffe comunali all’istituto Vespucci.
In ipotesi pare che gli interventi di ristrutturazione siano dell’ordine di qualche milione di Euro considerato che la struttura è piena di amianto.
Inoltre la brevità della durata della Concessione (20 anni) pare non sostenibile a fronte di investimenti molto consistenti.
Il consiglio di Zona è stato chiamato a dare un parere sul bando, che non sarà vincolante, ma ha tenuto a precisare che il suo giudizio favorevole è condizionato.
1) La prima condizione è che la bonifica di tutto l’amianto presente nella struttura sia a carico del Comune. Su questa pre-condizione o prima condizione si può convenire con il CdZ: nel CRESPI c’è l’amianto pertanto prioritariamente va chiuso e bonificato. E’ una struttura pubblica pertanto la bonifica la paghi il proprietario della struttura ovvero il Comune. Che l’ente pubblico dopo due bandi andati deserti intenda mettere ancora a gara una struttura che nuoce alla salute dei cittadini la dice lunga di come viene gestita la cosa pubblica. Esiste una normativa che impone di verificare la presenza dell’amianto nelle case e di procedere alla eventuale bonifica. Gli amministratori condominiali sono solerti a fare applicare la legge l’ente pubblico usa per sé, par di capire, altro metro e altra misura.
Quanto al merito delle altre condizioni sollevate sembra di capire che siano state il frutto di un’elaborazione congiunta tra consiglieri di Zona e enti sportivi che di quelli spazi fruiscono già e vorrebbero fruirne ancora.
Ma che consigli possono dare delle società sportive che svolgono la loro attività in una struttura piena di amianto? Che mettono a repentaglio la vita dei loro operatori e dei giovani loro affidati. Se dovessi decidere di mandare mio nipote a fare dello sport non lo manderei di certo al Crespi. E così pure dicasi se fossi un genitore che ha un figlio al Vespucci: chiederei l’esonero per mio figlio. Altro che lo sport è salute.
2) Se il Crespi è in uno stato di degrado ciò è dipeso dalla cattiva gestione di Milano sport.
3) Se da un lato vi è stata e vi è una cattiva gestione pubblica analogamente v’è da ritenere che v’è una incapacità gestionale anche da parte delle associazioni sportive che hanno “imposto” convenzioni agevolate a Milano sport per fare le loro attività senza curarsi di emanciparsi dalla struttura pubblica o, come si vede ora, senza curarsi di dove svolgono la loro attività.
Quanto detto lo pensavamo prima di venire a conoscenza di come chi gestisce la cosa pubblica e i soldi pubblici usi due pesi e due misure.
Andatevi a leggere l’articolo che abbiamo recentemente scritto: Una storia esemplare scritta dai protagonisti: IL TENNIS CLUB AMBROSIANO.
Dopo averla scritta pur confermando quanto precedentemente detto la morale che ne traiamo è palese: se sei “intraprendente” ottieni aiuti ministeriali e fidejussioni comunali in caso contrario ti scervelli e passi, come si dice a Milano, per uno sciocco.
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